Gli Stati Uniti si
confermano anche nel 2009 i leader mondiali indiscussi del settore biotech, con
1754 società, di cui 731 quotate in borsa. A momenti di flessione, registratisi
soprattutto nel primo trimestre, è seguita una lenta ripresa che si è mantenuta
costante, favorita soprattutto dal processo di fusioni ed acquisizioni che ha
coinvolto i maggiori gruppi biofarmaceutici, come Roche e Pfizer.
Oltre che nelle red
biotech, anche nelle green e white biotech sono stati
raggiunti risultati positivi, grazie
soprattutto all’impegno del governo statunitense che ha istituito un’agenzia
nazionale che offre aiuti finanziari a sostegno della ricerca. I
dati sull’occupazione sono rimasti positivi, gli stati americani infatti hanno
continuato a mantenere il primato mondiale del maggior numero di dipendenti nel
settore, soprattutto concentrati in New Jersey, Pennsylvania, North Carolina,
Indiana, Illinois. La leadership nelle agrobiotecnologie è stata mantenuta dal
Texas, mentre la California
si è confermata il primo stato a livello
occupazionale nel settore delle scienze della vita.
Anche se si è
registrata una maggiore avversione al rischio, che ha ridotto il numero di
accordi di partenariato, gli USA rimangono il paese che offre maggiori
opportunità di investimenti nel comparto biotech, grazie soprattutto alle
politiche di sostegno delle imprese e della ricerca, inaugurate dal Governo,
attraverso la creazione di agenzie di finanziamento.
Per un ulteriore
approfondimento nella sezione corrente è possibile effettuare il download del
file relativo alla nota del comparto biotecnologico statunitense 2010, redatto
dall’ufficio ICE di Los Angeles.